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11 ottobre 2012 Comments (0) Approfondimenti

SVILUPPO 2-Pmi: norma ad hoc per i Confidi

Il Decreto sviluppo-bis porta in dote un’interessante novita per i confidi. Grazie ad una norma ad hoc viene eliminato espressamente e ope legis ogni preesistente vincolo di destinazione sui fondi pubblici ad essi attribuiti. Ai confidi viene infatti riconosciuta la possibilita di imputare al fondo consortile, al capitale sociale o ad apposita riserva i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi pubblici, per continuare a svolgere il ruolo di sostegno all’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

L’articolo 36, commi 1 e 2, del decreto Sviluppo-bis, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 ottobre, consente ai Confidi di imputare al fondo consortile, al capitale sociale o ad apposita riserva i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi dello Stato, delle regioni e di altri enti pubblici esistenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso. Sono esclusi i fondi pubblici assegnati ai confidi in semplice gestione. Dette risorse possono essere computabili anche nel patrimonio di vigilanza.

Le eventuali azioni o quote corrispondenti costituiscono azioni o quote proprie dei confidi e non attribuiscono alcun diritto patrimoniale o amministrativo, ne sono computate nel capitale sociale o nel fondo consortile ai fini del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell’assemblea. La relativa delibera e di competenza dell’assemblea ordinaria. Si tratta – come sottolinea la relazione illustrativa – di risorse che fanno gia parte dei mezzi propri dei confidi, ma sulle quali potrebbero gravare dei vincoli di destinazione (per esempio territoriali) che non consentono di utilizzarli a presidio dei rischi complessivamente assunti.

La disposizione ha pertanto espressamente e ope legis eliminato ogni preesistente vincolo di destinazione su detti fondi. L’obiettivo della norma – che ripropone un’analoga disposizione contenuta all’art. 1, comma 134, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Legge finanziaria 2008), i cui effetti sono scaduti a giugno 2008 – e di consentire ai confidi di rafforzarsi patrimonialmente per poter continuare a svolgere il ruolo di sostegno all’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

La riproposizione – si legge nella relazione illustrativa – si e resa opportuna in quanto sono ancora presenti le tensioni patrimoniali che avevano portato all’introduzione della suddetta previsione.

Ad essere interessati dalla nuova norma sono:

– i confidi sottoposti a vigilanza diretta da parte della Banca d’Italia, attualmente iscritti nell’elenco di cui all’art. 107 TUB e, in futuro, nell’albo degli intermediari finanziari di cui all’art. 106 TUB (alla luce delle modifiche introdotte dal D.lgs. 13 agosto 2010, n. 141);

– i confidi che, pur non essendo iscritti nel citato elenco, hanno conseguito un significativo rafforzamento patrimoniale e organizzativo a seguito di processi di aggregazione:

(i) gia realizzati dal primo gennaio 2007;ovvero(ii) che verranno completati entro il prossimo 31 dicembre 2013.

Sulla computabilita dei fondi pubblici nel patrimonio dei confidi vigilati, si ritiene che possano valere le indicazioni della Banca d’Italia contenute nella Comunicazione del 25 novembre 2008, fornite in relazione al disposto di cui all’art. 1, comma 134 della Legge Finanziaria 2008.

Innanzitutto tale comunicazione ha precisato che, in relazione ai fondi contabilizzati nel bilancio del confidi in conformita della previsione di legge, non saranno necessarie la preventiva verifica dell’assenza di vincoli di destinazione ne apposite attestazioni dell’ente erogante ai fini della valutazione circa la computabilita nel patrimonio di vigilanza.

La Banca d’Italia valutera, in ogni caso, che detti fondi siano effettivamente di pertinenza del confidi, e in particolare che non si tratti di somme per le quali l’intermediario svolge esclusivamente un servizio di gestione per conto dell’ente erogante.

La seconda precisazione riguarda i fondi di origine europea (disciplinati da regolamenti dell’Unione Europea e gestiti dalla regioni sulla base di apposite convenzioni). La comunicazione chiarisce che detti fondi – che presentano, in base alla disciplina loro propria, specifici vincoli di destinazione, e avuto presente che l’ambito di applicazione della norma risulta limitato ai contributi dello Stato, delle Regioni e di altri enti pubblici nazionali – non possono essere computati nel patrimonio di vigilanza dei confidi.

E fatta salva l’eventualita che, al termine degli interventi finanziati con Fondi della specie, la quota residua, se disponibile per l’ente pubblico gestore e in assenza di vincoli di destinazione impressi dalla normativa comunitaria, sia attribuita al confidi e da questi imputata a mezzi patrimoniali. (Fonte: Ipsoa)

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