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18 aprile 2011 Comments (0) Approfondimenti

IMPRESE- Estere: per non residenti altro fisco Paese Ue

L’obiettivo di incentivare gli investimenti degli operatori esteri in Italia passa anche attraverso il regime di attrazione europea. Un soggetto non residente potra decidere di avviare un’attivita economica nel nostro Paese applicando, in alternativa alla normativa tributaria italiana, la disciplina fiscale di un qualsiasi Paese Ue, ai soli fini delle imposte sui redditi. In sostanza, gli investimenti esteri sono incentivati con il diretto riconoscimento dei sistemi tributari di tali Paesi.

Lo Stato italiano, in sostanza, rinuncia parzialmente alla propria potesta impositiva (che si esplica anche attraverso le regole di determinazione della base imponibile) a favore delle previsioni di un altro ordinamento tributario. Uno “strumento” innovativo in quanto non risultano precedenti analoghi in ambito europeo.

La bozza del decreto
La norma di riferimento e l’articolo 41 del Dl 78/2010 (la manovra estiva dello scorso anno). Le disposizioni di attuazione devono essere emanate con decreto del Ministero dell’Economia. Al riguardo, e stato pubblicato sul sito del Mef lo schema non definitivo del provvedimento. L’obiettivo e sollecitare i contributi degli operatori, tanto che nella nota di accompagnamento al decreto si legge che lo schema costituisce «una bozza aperta ad ogni proposta di miglioramento e/o di cambiamento». Si dovra trattare di proposte compatibili con il decreto legge 78/2010, tuttavia «se le idee e/o proposte sono davvero valide si puo anche pensare di cambiare la legge attualmente vigente» (i suggerimenti andranno inviati all’indirizzo e-mail contributo@tesoro.it). In base alla versione attuale del decreto, l’impresa non residente potrebbe adottare il regime fiscale di un qualsivoglia paese della Ue. Non e, quindi, necessario adottare il regime del paese di “origine”. Tale scelta e in linea con il dato testuale della norma primaria e con quanto gia affermato nella relazione illustrativa. Inoltre, sempre stando alla bozza, l’impresa non residente potrebbe optare non solo per le regole di determinazione della base imponibile di un altro paese Ue, ma anche per la misura dell’aliquota dell’imposta sui redditi. Anche in tal caso, in effetti, il dato letterale dell’articolo 41 in esame consente una soluzione simile in quanto stabilisce l’applicazione della «normativa tributaria statale vigente in uno degli Stati membri» dell’Ue; fermo restando che tale soluzione andrebbe verificata rispetto ai principi comunitari.

I requisiti
Le disposizioni dell’articolo 41 si applicano alle persone fisiche, societa o a qualsiasi ente considerato persona giuridica ai fini dell’imposizione, svolgenti attivita d’impresa ai sensi della normativa tributaria dello Stato membro dell’Unione europea di residenza. Sono, quindi, escluse dall’ambito soggettivo di applicazione tutte le entita fiscalmente trasparenti, comprese le societa di persone. Si tratta di una scelta semplificatoria che evita problemi piuttosto complessi di doppia imposizione e di applicazione delle relative convenzioni. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

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