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4 luglio 2011 Comments (0) Approfondimenti

CONTRAFFAZIONE-Marchi: se CE è acronimo di China Export

La Camera ha impegnato il Governo con un atto di indirizzo della Lega Nord Padania a prima firma Marco Reguzzoni, a farsi promotore, in ambito comunitario, di iniziative volte a porre fine all’uso fraudolento del marchio CE, quale acronimo di “China Export”, a prevedere meccanismi di garanzia della conformita dei prodotti ai requisiti di sicurezza previsti dalle direttive comunitarie, a tutela delle imprese e dei consumatori e a implementare i controlli sul territorio nazionale e alle dogane volti a bloccare l’ingresso di prodotti falsati che inducono in inganno i consumatori, creando un danno alle imprese e, piu in generale, all’economia del Paese.

Nel testo si legge che “il fenomeno della contraffazione ha ormai assunto proporzioni mondiali, interessando tutti i settori economici, con particolare impatto sul tessuto produttivo italiano di eccellenza; quasi ogni giorno le cronache riportano notizie di sequestri di merci contraffatte e fabbricate in Cina, i cui materiali risultano essere estremamente nocivi per la salute dei consumatori. E questo il caso dell’ultimo sequestro avvenuto in Veneto che ha interessato 560.000 paia di occhiali da sole con marchio CE non conforme, senza filtro uva e con tracce di nichel, mentre sono diversi i casi di sequestri di prodotti cosmetici contraffatti immessi sul mercato da ambulanti cinesi. Questi fatti recenti, cosi come la notizia del giugno 2011 del maxisequestro della Guardia di finanza di Padova di 700 milioni di articoli di bigiotteria contraffatti e potenzialmente pericolosi per la salute, fanno riemergere con forza la necessita di arginare la contraffazione, fenomeno contro cui la Lega Nord da anni lotta, sia nelle aule parlamentari sia fuori a fianco di cittadini ed imprenditori”.

“Una delle ultime interrogazioni – viene ricordato – presentate dal gruppo Lega Nord alla Camera dei deputati, sulla tutela ed autenticita del marchio CE sui prodotti destinati al mercato europeo, ha ricevuto il consenso esplicito anche da parte della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, a testimonianza di quanto il mondo dell’artigianato e della piccola impresa sia seriamente minacciato e danneggiato dalla contraffazione: in quel contesto e stato denunciato come diversi produttori cinesi hanno l’abitudine di copiare il marchio CE, che i produttori italiani devono apporre sui loro prodotti a dimostrazione della conformita degli stessi ai requisiti di sicurezza previsti dalle direttive europee, facendolo risultare in tutto identico a quello originale ad eccezione del minor spazio lasciato tra le due lettere, ad indicare la versione cinese del marchio «China Export» quest’ultimo viene apposto sui prodotti cinesi destinati all’esportazione che non hanno eseguito alcuna prova di conformita agli standard di sicurezza europei: la difficolta nella distinzione tra i due marchi rappresenta una grave distorsione delle regole della concorrenza, anche in considerazione dei prezzi estremamente inferiori dei prodotti cinesi rispetto a quelli delle nostre imprese e reca un danno sia ai consumatori, che sono erroneamente indotti a pensare di acquistare un prodotto con determinate garanzie di qualita e di sicurezza certificate, sia ai produttori, con gravi ripercussioni sull’economia del Paese e sull’occupazione. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, nel rispondere alla citata interrogazione, ha sostenuto la fondatezza della questione denunciata, precisando che nella fattispecie esisterebbero due diversi livelli di illecito: non solo quando il marchio viene apposto in modo graficamente irregolare ma anche, e ancor piu grave, quando lo stesso sottende l’effettiva assenza dei requisiti di sicurezza e conformita regolati dalle specifiche normative tecniche di settore. L’intervento non ha tuttavia chiarito quale strategia il Governo dovra adottare per porre definitivamente fine all’uso del marchio contraffatto China Export”.

“La contraffazione – si legge ancora nel documento – e un fenomeno in continua espansione e risulta tanto piu grave su quei prodotti come i farmaci, gli alimenti, il tessile ed i giocattoli che, venendo a contatto con i consumatori, rischiano di danneggiare la loro salute, a partire dalla nascita di allergie fino ad arrivare ai casi di sviluppo di vere e proprie patologie e l’Italia e uno dei Paesi piu danneggiati dal mercato del falso perche ha una struttura produttiva composta per la grande maggioranza da imprese piccole e medio-piccole che, per la loro esperienza e capacita, sono in grado di offrire sul mercato prodotti di altissima qualita ed eccellenza: secondo i dati forniti dal Censis, il mercato del falso nel nostro Paese ha realizzato nel corso del 2008 un «fatturato» di 7 miliardi e 107 milioni di euro. Le perdite per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali sono state calcolate in 5 miliardi e 281 milioni di euro; sono 130 mila i posti di lavoro sottratti all’economia regolare. Negli ultimi anni i sequestri di prodotti contraffatti hanno registrato un notevole aumento in quasi tutti i comparti, ad eccezione dell’elettronica, i cui prodotti sono ancora fortemente copiati. L’Italia, in particolare, nel recepire la direttiva 2004/108/CE con il decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 194, ha esplicitamente vietato di apporre sugli apparecchi e i relativi imballaggi ed istruzioni per l’uso segni che possano indurre in errore il consumatore in relazione al significato o alla forma grafica della marcatura CE, prevedendo l’applicazione di apposite sanzioni nel caso di violazioni della norma. Nonostante gli espliciti divieti e le sanzioni previste dal sopra citato decreto legislativo, l’utilizzo del marchio contraffatto China Export risulta ancora molto diffuso, come peraltro emerge dalle segnalazioni provenienti dal mondo delle imprese e dai consumatori”.

Ndr – Su parecchie categorie di prodotti destinati al mercato comunitario viene impresso un marchio recante le lettere C E, la cui funzione e quella di garantire l’acquirente sulla conformita del prodotto stesso ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa comunitaria. I produttori cinesi hanno pensato di copiare lo stesso marchio CE, apponendo come unica modifica uno spazio minore fra le due lettere e dandogli un diverso significato. Nella versione cinese del marchio CE significa “China Export” e viene apposto sui prodotti cinesi destinati all’esportazione, che non hanno eseguito alcuna prova di conformita agli standard europei.

CEchinaCome si puo osservare, la difficile distinzione fra i due marchi provoca l’errore di molti acquirenti, tratti in inganno anche dalle qualita intrinseche del prodotto: infatti, per essere competitive, le merci “China Export” non sono sottoposte ai controlli imprescindibili per ottenere il “somigliante” marchio europeo.

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