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23 giugno 2011 Comments (0) Dalla home page

CRISI-Confindustria: in pensione più tardi e tagli di spesa

Alzare l’eta della pensione e contenere le retribuzioni pubbliche. Sono queste per Confindustria le misure per avviare di nuovo lo sviluppo e, contemporaneamente perseguire il risanamento dei conti pubblici. Infatti, il Centro studi degli industriali italiani nel rivedere all’ingiu le stime sul Pil, ha ribadito che ”per l’Italia non c’e scelta tra il risanamento dei conti pubblici e la piu elevata crescita economica” indicando due strade principali per raggiungere entrambe gli obiettivi. ”I tagli di spesa – si legge nel documento di previsione – vanno scelti accuratamente in modo da ottenere la migliore combinazione possibile di abbattimento del disavanzo e tutela del Pil”. Dalle simulazioni del Centro studi sugli effetti di una riduzione di spesa dei diversi capitoli di bilancio emerge quindi che risulta necessario ”mettere mano anzitutto alle prestazioni sociali non previdenziali, seguita a ruota dalle pensioni, per le quali bisogna ulteriormente alzare l’eta effettiva di ritiro da lavoro, e dalle retribuzioni unitarie”. Per Confindustria, poi, ”il contenimento delle retribuzioni pubbliche e l’unica cura che originerebbe un incremento del Pil perche darebbe origine a una g”enerale moderazione salariale che farebbe recuperare competitivita”’. Infatti, dal 1980 al 2009, ”gli stipendi pubblici di fatto sono saliti in termini reali del 43,9%, contro il 26,9% di quelli privati. La forbice poi si e ampliata dal 2000: +13,7% la busta paga nel pubblico impiego, contro +4,4% nel privato”. Per Confindustria, quindi, ”un dipendente pubblico in media guadagna quasi 8.900 euro all’anno in piu’ del collega privato. Una differenza quasi raddoppiata in dieci anni”.

Con uno scenario economico stagnante e che fatica a riprendere slancio, il prodotto interno lordo crescera meno del previsto: percio,”l’unico modo per centrare gli obiettivi ambiziosi di azzeramento del deficit e insieme evitare la stagnazione e varare subito misure strutturali”. Misure ”che siano credibili – sottolineano dal Centro studi di Confindustria – dando anzitutto piena attuazione a quelle incluse nel piano nazionale delle riforme che pure ha ben individuato gli ostacoli da rimuovere”. L’alternativa ”non e difficile da immaginare. Diverrebbero necessarie manovre aggiuntive che il Governo stesso cifra cumulativamente nell’1% del Pil al 2014, cioe altri 18 miliardi di euro oltre ai 39 scritti nei documenti ufficiali. La modesta crescita ne verrebbe cosi dimezzata allo 0,6% gia nel 2012”. Al momento, Confindustria rivede al ribasso le stime del prodotto interno lordo portando la crescita di quest’anno allo 0,9%, rispetto all’1,1% prevista a dicembre e all’1,1% nel 2012, rispetto all’1,3% precedente.

Altro dato negativo che emerge dall’analisi di Confindustria e la negativita del mercato del lavoro con oltre mezzo milione i posti di lavoro persi in Italia dall’inizio della crisi: infatti, dagli scenari economici del Centro Studi dal primo trimestre del 2008 al primo trimestre di quest’anno, la perdita di posti ha riguardato 582mila persone, mentre la diminuzione della domanda di lavoro ne avrebbe di per se coinvolte 1,1 milioni e, secondo la stima degli industriali, alla fine del prossimo anno la domanda sara ancora inferiore di 840mila rispetto all’avvio della caduta e i posti mancanti risulteranno pari a 453mila. Parte della differenza sara assorbita da 190mila unita in cassa integrazione, mentre il tasso di disoccupazione restera sopra l’8%. In particolare, sul fronte occupazionale il Centro studi prevede un tasso di disoccupazione pari all’8,4% quest’anno, stabile rispetto al 2010 e all’8,3% nel 2012, mentre le retribuzioni totali sono previste in calo all’1,7% quest’anno (+2,1% nel 2010) e in ripresa nel 2012 a +1,8%. A risentirne, ovviamente, anche i consumi che quest’anno segneranno una crescita dello 0,8%, rispetto all’1% del 2010, mentre nel 2012 si tornera al punto percentuale.Andamento contrario per l’inflazione che per quest’anno e prevista al rialzo al 2,6%, rispetto all’1,5% dello scorso anno, mentre nel 2012 gli industriali stimano una crescita al 2%.

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